In Sardegna il tempo mantiene fino ai giorni nostri il sistema di produzione che risale alla notte dei tempi.

Tratto da Desula…
La madre, per realizzare il sogno di Maria Arega, aveva scelto, a giugno, durante la tosatura delle pecore, la lana migliore, quella più tenera e più pulita, e poi si era occupata del lavaggio. All’ammollo nell’acqua calda seguiva un successivo risciacquo nell’acqua fredda del fiume.
La bollitura serviva per sgrassare la lana, ma non doveva togliere totalmente l’untura, importante per rendere il tessuto praticamente impermeabile all’acqua. Per questo motivo la madre non aveva usato né i saponi ottenuti da grassi animali, nè la soda o il talco e neppure la cenere, usata, da sempre, per pulire e disinfettare (lissiacciu). Una volta asciugata, la lana era stata cardata con grossi pettini ed infine mamma e figlia avevano preso i batuffoli di lana che, messi sulle canocchie, erano pronti per essere filati.
Quante serate avevano passato filando la lana con i soliti gesti di attorcigliare intorno alla rocca posto in sommità del fuso ed avevano inserito il filo quanto basta. I gomitoli venivano arrotolati in matasse e poi, dopo l’orditura, collocate nel telaio. Quest’ultimo faceva sentire la sua musica nelle calde giornate d’estate e nelle fredde mattinate d’inverno.
E così, mentre una semplice spola correva sull’ordito, una spinta verticale dall’alto in basso sulla traversa faceva sì che tutti i fili della trama prendevano i loro posti.
Il ritmo del telaio aveva rimbombato, nella piccola casa di Olaccio ed attirato i passanti che vedevano, giorno per giorno, col crescere del tessuto, l’avvicinarsi dell’imminente matrimonio. Mamma e figlia, una volta realizzata “sa tela”, si impegnarononel torcerla, per alcune ore, al fine di renderla più morbida. L’operazione continuava bagnando il tessuto e battendolo, con martelli di castagno, fino ad eliminare tutta quella peluria e quelle fibre che si spezzano nel corso dell’operazione. Infine il tessuto veniva tagliato e colorato con il succo di speciali bacche (scabecciu).

La lavorazione della lana ovina e caprina per la realizzazione per tessuto è datato intorno al 4000 a.C. (quella di indumenti con uso delle fibre naturali ebbe origine 20.000 – 30.0000 anni or sono).
Nell’età del bronzo è attestata la coltivazione del cotone nelle aree del mediterraneo. Una produzione che aveva origine ancor prima del 3000 a.C. nelle regioni settentrionali dell’India.