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Dalla semiolitica all’arte: Vestito come risposta filosofica di vita
A sas mammas de Barbagia

Dalla semiolitica all’arte: Vestito come risposta filosofica di vita

Dalla semiolitica all’arte: Vestito come risposta filosofica di vita.

I diversi prodotti della cultura spirituale, il linguaggio, la conoscenza scientifica, il mito, l’arte, la religione diventano così, nonostante la loro interna diversità, membri di un’unica grande connessione problematica, diventano diversi punti di partenza per giungere ad unico scopo, trasformare il mondo passivo delle semplici impressioni, nelle quali lo spirito a tutta prima appare rinchiuso, in un mondo della pura espressione spirituale 

Ernst Cassirer 

 

In una realtà che nel corso dei secoli è stata così difficile e senza tante gratificazioni l’elemento che ha rappresentato per la donna una risposta alle fatiche della vita è il costume.  

E’ l’abito con cui ti presenti la domenica alla messa al cospetto di Dio e che stabilisce l’uguaglianza culturale e sociale all’interno della comunità. Quello che ti segnala all’occhio degli uomini e che ti segue, in tutti i sacramenti, rappresentandoti dal battesimo sino alla morte. La sua bellezza è tale che, nonostante le difficoltà quotidiane, riesce ad elevare l’importanza esistenziale. Con il costume la donna assume il coraggio filosofico della metafisica. Supera l’instabilità, l’incertezza e la precarietà degli elementi mutevoli e gravosi per cogliere ciò che considera autentico, universale, necessario ed assoluto.  

Con il suo costume la donna ha una risposta a tutti i sacrifici ed ai quesiti fondamentali della sua esistenza.  


 

Va oltre gli elementi contingenti ed empirici guidata verso prospettive più autentiche e fondamentali. L’abito l’accompagnerà in ogni rito, dai momenti festosi a quelli tristi e, con la sua bellezza e la sua solennità celebrerà l’importanza di ogni avvenimento. Nella comunicazione dei segni, durante i riti funesti o felici, esprimerà quei concetti che saranno perfettamente decifrabili dalla comunità’. I suoi colori comunicheranno, a distanza, la partecipazione al dolore, sanando, forse, antichi dissidi, dichiarando solidarietà ed alleanza o ribadendo vincoli di amicizia e parentela. Così come anche nella festa, i componenti del suo abito esprimeranno tutta la felicità e l’importanza di un avvenimento che la unisce ai partecipanti.   


La donna infatti segna e comunica con il suo vestito gli avvenimenti che caratterizzano la propria vita e quella del clan di appartenenza: l’abito rappresenta il libro o il dipinto della propria esistenza. Il mondo femminile segnala, cucendo e ricamando ogni dettaglio, la propria situazione sociale ed il proprio stato emotivo.  

Per la realizzazione di un abito nuovo ci voleva più di un anno intero. Solitamente, stante la disponibilità economica, ogni donna ne possedeva almeno due: uno per tutti i giorni e uno di circostanza. Farsi un costume, dato il suo valore economico ed il tempo che occorreva per realizzarlo, era quasi come costruirsi la propria casa. Per questo motivo doveva durare tutta la vita o perlomeno fino a quando non diventava vecchio tanto da non poterlo più indossare. Con gli anni, strutturalmente, rimaneva sempre lo stesso ma la sostituzione di trame e ricami, oppure, gli apporti di tessuti ed infine le tinture, lo rendevano perennemente mutevole. Seta gialla, nastri in raso o gigliati, damaschi e broccati ne accendevano i toni esaltandone lo stato d’animo di festa e di felicità. Il vestito, o parti di esso, indossato al rovescio, il raso nero, il ricamo in seta verde, la tintura che dal rosso porpora, per grado di gravità, portava il vestito ad una colorazione sempre più spenta fino a raggiungere il bordeaux ed il marrone dovevano rappresentare il disaggio, l’afflizione, il dolore e lo sconforto.  

Il massimo grado di lutto veniva raggiunto con l’abito da vedova completamente tinto in nero. Questo sistema era, al tempo stesso, estremamente flessibile e laborioso. In definitiva l’intricato modo di indossare le varie parti di cui è composto, assieme all’uso differente di colori, materiali e ricami, rappresenta le varianti di un lessico in cui vengono raccolti e disciplinati i segni che, attraverso articolate composizioni, raffigurano gli inequivocabili significati.  

 

La stessa donna anziana passa dal rosso con segni di lutto nel giacchino  

al nero completo della vedovanza 

 

La donna recepisce le circostanze e gli eventi che la riguardano, ne stabilisce il grado di importanza e, attraverso questo sistema linguistico, trasmette indizi, segnali, avvertimenti, sintomi, notificando con il vestito il grado di serietà o di gravità dell’evento. Dichiara inoltre la sua condizione sociale di nubile o sposata, libera o impegnata, ma soprattutto stabilisce, annuncia e certifica, indiscutibilmente, ogni circostanza.  

 

Il vestito ha, riassunti, tutti i concetti della semiotica che vanno dal segno al significato, dal simbolo alla metafora e, soprattutto il codice. Lo studio del costume ci porterà a capire segnali e concetti che vanno dall’etica alla metafisica, dagli effetti psicologici creati con i colori o, viceversa, al significato della loro totale assenza. Da equivalenze tra espressione e contenuto a segni di autosignificanza.  

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